domenica 27 novembre 2011

LE SOSTANZE COLORANTI

Esistono diverse classificazioni dei coloranti, anche se la più comune fa riferimento alla loro solubilità e li suddivide in:
  1. coloranti solubili: a loro volta divisi in naturali o sintetici, idrosolubili o liposolubili;
  2. pigmenti: che possono essere inorganici, organici, lacche, perle e metalli.  
I coloranti solubili sono molto usati nell’industria cosmetica e alimentare (emulsioni, lozioni, shampoo, dentifrici) e sono caratterizzati da una buona solubilità che consente loro di impartire una colorazione visibile a piccole concentrazioni. I coloranti naturali sono i più antichi, possono essere ricavati da fonti vegetali o animali e, pur essendo meno performanti dei derivati di sintesi, negli ultimi tempi sono tornati in auge. I coloranti sintetici sono più stabili ed economici e presentano un’ampia varietà di tonalità.  
I pigmenti agiscono modificando i processi di riflessione della luce, sono insolubili nel mezzo utilizzato e possono essere dispersi in un solido o sospesi in un liquido, nella composizione di fondo-tinta, ciprie, ombretti, rossetti... A seconda della fonte di derivazione, i pigmenti si dividono in:
Ø      inorganici: si tratta delle sostanze colorate più utilizzate nel make-up, sono ottenuti per sintesi e risultano stabili alla luce e al calore. Tra i principali pigmenti appartenenti a questa categoria ricordiamo il Biossido di Titanio, gli Ossidi di Ferro e di Cromo, il Violetto di Manganese, il Ferrocianuro Ferrico (noto come Blu di Prussia)...
Ø      organici: sono prodotti di sintesi che offrono delle tonalità più luminose e sature rispetto ai pigmenti inorganici, anche se le varietà cromatiche sono limitate. Tra i pigmenti organici, il Nero Fumo è molto utilizzato nei mascara;
Ø      lacche: sono dei pigmenti insolubili ottenuti per precipitazione di un colorante solubile su un particolare substrato (idrossido di alluminio, oppure calcio o bario). Le lacche sono stabili e presentano dei colori particolarmente brillanti;
Ø      perle: si tratta di cristalli in forma di sottili scaglie che presentano elevato indice di rifrazione, e sono in grado di determinare il tipico effetto perlescente. Possono essere organiche (ricavate dalle squame di alcuni pesci) o inorganiche (estratte da alcuni minerali o prodotte per sintesi).
Ø      metalli: sono costituiti da particelle di metallo (alluminio, rame, bronzo) ricoperte o meno da un sottile strato di alluminio o silice. Sono molto apprezzati per la brillantezza dell’effetto metallico, conseguenza dell’elevato potere riflettente.
I coloranti possiedono diversi nomi, chimici e comuni, riferiti al colore, alla struttura chimica, alle caratteristiche chimico-fisiche, per questo esiste un sistema di denominazione unificata che va sotto il nome di Colour Index (CI), che fa riferimento a un testo che riporta circa 13.000 coloranti indicati attraverso un numero univoco composto da 5 cifre più una che indica se si tratta di sale o di lacca. 
A seconda del CI, i coloranti sono suddivisi in 4 gruppi:
  1. dal n° 10.000 al n° 74.999: coloranti organici di sintesi;
  2. dal n° 75.000 al n° 75.999: coloranti organici naturali;
  3. dal n° 76.000 al n° 76.999: basi a ossidazione e nitrocoloranti;    
  4. dal n° 77.000 al n° 77.999: pigmenti      


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