Alcune delle principali teorie sull’invecchiamento.


a) Teoria della regolazione genica: si basa sui risultati di numerose ricerche condotte in ambito genetico negli ultimi anni, che hanno dimostrato l’importanza dei geni nel controllo
dell’invecchiamento; inoltre, alcuni studi effettuati sui centenari e sui loro parenti hanno permesso di dimostrare che la longevità è determinata da fattori genetici, piuttosto che
ambientali o socioeconomici.

b) Teoria evoluzionistica:  l'evoluzione di una
specie attraverso il processo della selezione naturale può avvenire unicamente se c'è un rinnovo delle generazioni. Soltanto con la
riproduzione, infatti, si possono verificare nuove combinazioni di geni, favorevoli per l’adattamento ambientale degli individui. Secondo questa teoria, l'invecchiamento risulta un processo necessario per garantire il ricambio generazionale e favorire la promozione di
caratteristiche vantaggiose per la specie. All’interno della teoria evoluzionistica si è sviluppata la cosiddetta “teoria dell’invecchiamento dei corpi eliminabili”, secondo cui l’organismo vive
soltanto per il successo riproduttivo e, una volta che lo ha raggiunto, può essere eliminato. In questo senso la senescenza permette di investire maggior energia nella riproduzione della specie, piuttosto che nei processi di mantenimento e riparazione cellulare (mantenimento dei
corpi).
c) Teoria dei radicali liberi: parte dall’osservazione che le cellule dell’organismo vengono danneggiate dall’eccessiva produzione di radicali liberi. Durante i normali processi fisiologici di
respirazione e metabolismo cellulare, soprattutto a livello dei mitocondri, si osserva una continua produzione di radicali liberi, molecole contenenti atomi che possiedono un elettrone
spaiato a livello dell’orbitale più esterno e che, per questo, risultano particolarmente instabili. I radicali liberi tendono a reagire violentemente con le molecole vicine, sottraendo loro degli elettroni e trasformandole, a loro volta, in radicali liberi. Questo processo instaura delle
reazioni a catena, che favoriscono la produzione di sostanze tossiche e possono danneggiare alcuni componenti cellulari (fosfolipidi di membrana, DNA, proteine). A livello fisiologico i radicali liberi vengono neutralizzati da sistemi enzimatici specifici (superossidodismutasi
(SOD), catalasi, glutatione perossidasi) e dalle sostanze antiossidanti come le vitamine. L’eccessiva produzione di radicali liberi, o l’inefficienza dei sistemi antiossidanti, determina uno
stress ossidativo e favorisce l’insorgenza di reazioni tossiche dannose per la cellula. Secondo la teoria dei radicali liberi, la produzione mitocondriale di questi intermedi reattivi controlla la
velocità del processo di invecchiamento. Studi recenti hanno dimostrato, ad esempio, che in alcune specie animali i livelli di SOD sono direttamente correlati alla durata della vita, evidenza che suggerisce che la capacità di combattere i radicali liberi sia correlata a una maggiore
aspettativa di vita. Di qui l’importanza delle sostanze antiossidanti nella prevenzione e nel trattamento dell’invecchiamento.
d) Teoria della senescenza cellulare: con il termine senescenza si intende “il processo che limita il numero di divisioni cellulari normali che possono avvenire in coltura”. Il numero dei
cicli riproduttivi delle cellule è programmato fin dalla nascita e dipende dalla presenza - nei cromosomi - dei cosiddetti telomeri: si tratta di sequenze di DNA ripetute che si accorciano in
seguito a ogni divisione cellulare, riducendo progressivamente la capacità riproduttiva delle cellule. La “senescenza replicativa” (correlata al numero di divisioni cellulari) si somma alla
“senescenza indotta da stress” (correlata ad alterazioni del DNA cellulare) e riduce la capacità replicativa delle cellule. In questo senso la senescenza cellulare può essere considerata una
risposta della cellula a una serie di cambiamenti età-correlati, che favoriscono e accelerano l’invecchiamento generale dell’organismo.
e) Teoria neuroendocrina: considera l’invecchiamento come


la conseguenza di alcuni cambiamenti delle funzioni nervose ed endocrine, che coinvolgono selettivamente neuroni e
ormoni responsabili della regolazione della riproduzione, della crescita e dello sviluppo dell’organismo. Secondo questa teoria, la durata della vita sarebbe regolata da segnali nervosi
ed endocrini e le stesse sostanze che promuovono e inibiscono la crescita potrebbero regolare anche l’invecchiamento. In questo contesto, sembrerebbe avere un ruolo particolarmente
importante l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che interviene nel mantenimento dell’omeostasi interna, in funzione dei continui cambiamenti ambientali. Nel corso della vita, infatti, l’esposizione protratta a stress di natura fisica, biologica o emozionale, può danneggiare
l’efficacia dei sistemi di regolazione neuroendocrini, riducendo la capacità di adattamento dell’organismo e favorendo, così, l’invecchiamento. Secondo alcuni studiosi, inoltre, i
mitocondri delle femmine producono meno perossido di idrogeno rispetto a quelli dei maschi e presentano una maggiore quantità di enzimi antiradicalici, che riducono il danno ossidativo:
queste differenze potrebbero essere una conseguenza dell’azione degli estrogeni, ormoni sessuali femminili. Partendo da queste osservazioni, la ricerca scientifica sta cercando di
sviluppare sostanze dotate delle proprietà benefiche degli estrogeni, ma che non manifestino gli effetti femminilizzanti tipici di queste molecole. Di qui l’utilizzo dei fitoestrogeni nel trattamento dell’invecchiamento.
f) Teoria immunitaria: parte dal presupposto che l’invecchiamento, nell’uomo e negli animali, sia patogeneticamente correlato a una serie di complicazioni immunologiche, che
riducono progressivamente la resistenza dell’organismo nei confronti di numerose malattie e rendono più difficile il riconoscimento delle cellule endogene da parte del sistema immunitario,
favorendo la comparsa di patologie autoimmuni. L’insieme di questi processi determina la cosiddetta immunosenescenza.
È bene tenere presente che la durata della vita presenta sensibili differenze non solo in relazione alle caratteristiche genetiche dei diversi individui, ma anche alla classe sociale e
all’attività professionale. Ad esempio, la bassa scolarizzazione e le condizioni economiche precarie risultano dei fattori di rischio maggiore: confrontando l’aspettativa di vita alla nascita
nelle diverse nazioni, si vede che essa risulta sensibilmente inferiore nei Paesi poveri e caratterizzati da un basso sviluppo socio-economico.
Rispetto al resto del mondo, in Italia l’invecchiamento della popolazione risulta particolarmente significativo e, secondo le previsioni ISTAT, nel 2018 la durata media della vita degli Italiani
potrebbe raggiungere i 78.8 anni per gli uomini e gli 84.3 anni per le donne. Questa situazione avrebbe notevoli conseguenze a livello sociale, prima fra tutte una percentuale di
ultrasessantenni che si avvicinerebbe al 30% della popolazione.
A questo punto si capisce quanto sia importante la ricerca di prodotti e trattamenti in grado di rallentare il processo dell’invecchiamento cutaneo, in una società che sta “invecchiando” e che,
visto che si può, pretende di farlo nel miglior modo possibile. Questa situazione ha creato le condizioni per la nascita di un nuovo gruppo di consumatori interessati al mercato cosmetico:
la popolazione di età avanzata, che fino a poco tempo fa sembrava meno attratta dai prodotti e dai trattamenti per la cura del corpo.

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