Le lampade abbronzanti




Le lampade abbronzanti 
A richiesta, trattiamo le lampade abbronzanti, cosa sono e come funzionano.





Si tratta di apparecchiature utilizzate generalmente a scopi estetici, che si
pongono l’obiettivo di sostituire (entro certi limiti) l’esposizione ai raggi solari, favorendo


la pigmentazione cutanea.
In alcuni casi, inoltre, questi strumenti (opportunamente modificati) vengono applicati in ambito dermatologico per il trattamento di alcune patologie, come la
vitiligine e la psoriasi.
Da un punto di vista strutturale le apparecchiature abbronzanti sono formate
da un telaio portante, che può essere a forma di lettino, poltrona o cabina doccia ,
nel quale sono inserite alcune lampade UV. Tali lampade, ovviamente, non sono
a incandescenza, bensì “a scarica nei gas” e prevedono l’utilizzo di tubi di vetro, quarzo o ceramica dotati di elettrodi alle estremità e contenenti un gas a pressione più o meno elevata. Il passaggio di corrente tra gli elettrodi determina la ionizzazione dei gas e produce una serie di collisioni tra gli ioni formatisi che liberano energia sotto forma di radiazioni; la regolazione di alcuni parametri tecnici della lampada consente di selezionare l’energia e la lunghezza d’onda della radiazione emessa.
È bene infatti precisare che i raggi ultravioletti possono essere di tre tipi:  UVA: hanno lunghezza d’onda compresa tra 320 e 400 nm, non sono eritematogeni, favoriscono  il rilascio di melanina pre-sintetizzata (abbronzatura superfciale rapida) e sono tra i principali responsabili del foto invecchiamento (elastosi cutanea, rughe, macchie senili...), inoltre inducono la formazione di radicali liberi che possono determinare l’insorgenza di tumori cutanei (azione mutagena indiretta sul DNA);
 UVB: hanno lunghezza d’onda compresa tra 290 e 320 nm, sono eritematogeni, inducono la formazione di nuova melanina (abbronzatura persistente), aumentano lo spessore dello strato corneo e possono favorire l’insorgenza di tumori cutanei attraverso un’azione mutagena diretta a livello del DNA;  UVC: hanno lunghezza d’onda compresa tra 100 e 290 nm, sono terribilmente dannosi per l’organismo e, fortunatamente, non raggiungono il suolo terrestre in quanto sono trattenuti dall’atmosfera.
Nonostante gli aggiornamenti legislativi in essere e le continue innovazioni tecnologiche che impongono una costante evoluzione delle apparecchiature abbronzanti, le principali lampade utilizzate sono di due tipi:  lampade fuorescenti (bassa pressione): sono formate da sottili tubi di vetro riempiti con vapori di mercurio a bassa pressione e rivestiti internamente da speciali composti fosforici. In presenza di una scarica elettrica, il mercurio eccita questi composti che, a loro volta, emettono radiazioni UV il cui spettro dipende da diversi fattori;  lampade alogeno-metalliche (alta pressione):  sono di dimensioni più contenute, presentano forma a bulbo e contengono vapori di mercurio ad alta o media pressione, oltre a vapori di metalli alogeni; davanti ai bulbi sono collocati dei particolari fltri che consentono di emettere le radiazioni soltanto in un determinato intervallo di lunghezze d’onda. Le lampade ad alta pressione, infatti, all’origine emettono tutti i tipi di UV, inclusi quelli UVB e UVC: i fltri presenti in queste lampade trattengono completamente le radiazioni UVC ed eliminano in gran parte quelle UVB. Il sistema di ventilazione, poi, consente di mantenere nell’ambiente una temperatura confortevole, evitando il surriscaldamento.
Nelle lampade ad alta pressione, i fltri rappresentano degli elementi fondamentali ai fni della salute dei consumatori, infatti, il loro deterioramento determina un cambiamento delle caratteristiche efettive della sorgente radiante e la conseguente possibilità che si verifchino efetti indesiderati (eritema, ustioni cutanee). Radiazioni UV: effetti cutanei È noto che le radiazioni solari sono indispensabili per la vita degli esseri umani, esse infatti favoriscono la fotosintesi della melanina, manifestano un’azione disinfettante, rinforzano le ossa partecipando alla sintesi della Vitamina D, inoltre svolgono un efetto “antidepressivo” importante per il benessere degli individui. A livello cutaneo le radiazioni UV manifestano numerosi efetti, alcuni positivi e altri negativi, conseguenti all’attivazione di alcuni sistemi naturali di difesa da parte del nostro organismo.
 Pigmentazione: corrisponde al fenomeno dell’abbronzatura e rappresenta un sofsticato meccanismo fsiologico di protezione che consiste nella liberazione, a livello dell’epidermide, di granuli di melanina che si dispongono a ombrello sopra i nuclei delle cellule basali, proteggendoli dagli effetti nocivi delle radiazioni UV. Gli elementi cellulari preposti alla biosintesi della melanina sono i melanociti, cellule dell’epidermide dotate di particolari prolungamenti (dendriti) che si inseriscono tra le cellule degli strati basale e spinoso e fungono da trasportatori dei melanosomi, vescicole in cui viene immagazzinata la melanina prodotta in seguito a fotostimolazione. Attraverso i dendriti, i melanosomi carichi di melanina vengono trasferiti dai melanociti ai cheratinociti limitrof, nei quali si dispongono attorno al nucleo. La biosintesi della melanina avviene nei mitocondri dei melanociti, a partire dalla tirosina, per azione dell’enzima tirosinasi.



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